Senza mercato non c’è libertà. Il mercato da solo non fa felici. – Fernando Foschi

    Il fenomeno del consumo ha radici molto antiche e, in generale, è cosa buona perché quando sono negati i beni per il consumo, sono negati anche i diritti e la libertà.  Le civiltà precedenti la nostra avevano però imparato, spesso a caro prezzo, che il consumo delle cose va educato, orientato e anche limitato. Nello stesso modo oggi occorre considerare i danni individuali e collettivi che sono prodotti da consumi intemperati, illimitati, sfrenati, specie quando alcuni beni di consumo vengono acquistati solo per gareggiare con gli altri e salire nelle gerarchie sociali.

  In modo particolare questo avviene con alcuni nuovi beni di consumo prodotti dalla tecnologia più avanzata, quella ad es. di telefonini, tablet, IPAD ecc. C’è  dietro una potentissima industria che muove capitali immensi, realizza spesso un’imponente elusione fiscale e, con enormi investimenti pubblicitari, potenzia questi consumi.

   Ne derivano importanti effetti collaterali:

- l’immiserimento delle classi sociali più fragili, che sperperano i loro modesti redditi, e talvolta finiscono vittime dell’usura, per acquistare le ultime novità di questi superflui prodotti della tecnologia                                                                       -la convenienza ad investire grandi capitali in questo modo anziché in settori importanti per lo sviluppo civile della società, che però offrono modesti ritorni economici

   Naturalmente le nuove tecnologie possono anche contribuire in modo eccezionale ad aumentare la nostra creatività produttiva e l’uso di beni comuni, ma bisogna capire e saper contrastare le grandi multinazionali che usano l’innovazione tecnologica per creare sempre più consumatori desiderosi di novità spesso per loro in gran parte inutili e destinate ad essere rapidamente superate.

   La qualità delle democrazie dipenderà molto dalla capacità di non appaltare le nuove tecnologie al solo capitalismo for-profit, ma di considerarle come nuovi diritti di cittadinanza, accessibili a tutti, soprattutto ai più poveri e regolarne l’uso e la gestione.

 

 

 

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EMILIO COLOMBO – Fernando Foschi

Colombo

 

 

 

Con lui scompare l’ultimo padre costituente. E’ stato Presidente del Consiglio e Presidente del Parlamento Europeo.
Nel 1979 gli è stato conferito il premio “Carlo Magno”, che viene assegnato all’uomo politico che più ha contribuito al processo di integrazione europea.
Ha attraversato da protagonista tutta la storia politica italiana del secondo dopoguerra e anche parte di quella europea, ricoprendo incarichi di primissimo piano.

Il Presidente Napolitano lo ha ricordato “esprimendo il cordoglio e l’omaggio del Paese e il suo personale sentimento di commosso rimpianto. Colombo - ha detto – è stato protagonista della politica nazionale ed europea in rappresentanza del maggiore partito di governo dell’Italia repubblicana : la DEMOCRAZIA CRISTIANA.

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ELOGIO DELLA PICCOLA IMPRESA. Fernando foschi

E’ il titolo di una recente pubblicazione del Prof Giulio Sapelli, ordinario di Storia economica presso l’Università di Milano.
Il carattere della piccola impresa è costitutivamente preeconomico, sociale, antropologico. Più che un attore economico, essa è un testimone vivente del passato agrario e delle mobilità sociale ascendente delle classi non agiate della società. Si fonda sulla persona e quindi sulla fiducia, sulla inesauribile flessibilità di cui persone e famiglie sono capaci pur tra mille errori.
Non antitetica, ma complementare e sinergica rispetto al big business, nel nostro paese la piccola impresa è stata il veicolo dell’affermazione sociale delle classi subalterne, rappresentando un’inesauribile serbatoio di imprenditorialità e forza creatrice.
La sua crisi attuale è specchio della crisi di un intero sistema sociale prima che economico.
Ma la piccola impresa italiana può risorgere, trasformata e rafforzata, a patto che il sistema sociale sappia sostenerla rifondando l’economia sulla persona e sulla famiglia.

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UNA REPUBBLICA FONDATA SULLE ASTENSIONI DEGLI ELETTORI. Fernando Foschi

Le elezioni amministrative delle scorse settimane in molti comuni fanno emergere ancora il malessere e la sfiducia dei cittadini nella politica.
Non servono certo come rimedi per risolvere la crisi di credibilità il doppio turno o il presidenzialismo di cui si parla.
Il secondo turno di ballottaggio si è dimostrato inutile e solo costoso. Costretta a scegliere tra due candidati diversi da quelli che avevano votato al primo turno, la maggior parte degli elettori si è astenuta.
I cittadini si sentono espropriati del diritto di scegliere i loro rappresentanti politici. Il sistema maggioritario non consente alcuna rappresentanza , sia pur minoritaria, a chi ha votato il candidato battuto. D’altra parte la riedizione del sistema proporzionale senza preferenze non consente al cittadino di scegliere un parlamentare diverso da quello indicato dal partito.

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PAOLINA LEOPARDI E LA CANTANTE MARIANNA BRIGHENTI. D. Donati

images[1]Il volume delle lettere è stato curato da Floriano Grimaldi

UN FASCIO DI LETTERE, 164, IN TRENTA ANNI DI CORRISPONDENZA TRA POLINA LEOPARDI E LE SORELLE BRIGHENTI, figlie di Pietro, avvocato bolognese amico di Monaldo.Spedite e ricevute segretamente da Paolina fino alla morte dei genitori che riprovavano la corrispondenza con due artiste, rappresentano una fonte preziosa per la conoscenza quasi cronachistica della storia della famiglia Leopardi ma anche dell’Italia di allora e di numerosissimi personaggi ruotanti intorno a Giacomo. Conosciamo una Paolina inedita, che rifiuta il primato maschile e accusa gli uomini di egoismo e di violenza. Gli eventi sono visti da lei con occhio libero come quando critica la sospensione di tutti gli spettacoli nel tempo di carnevale a causa del Conclave per l’elezione di un nuovo papa o racconta dei moti liberali del 1831, nel corso dei quali il governo provvisorio delle Province Unite in Recanati elesse delegato della città di Bologna proprio Giacomo, in quell’epoca a Firenze. Il volume delle lettere, 375 pagine, è stato curato da Floriano Grimaldi, un piccolo frate cappuccino dal nome principesco, un ricercatore accurato e insaziabile di documenti e un preciso valutatore della loro attendibilità. Come racconta nella ricca prefazione ha letto non le lettere già stampate e raccolte fin dal 1888 da Emilio Costa e poi da Manuela Ragghianti, ma ha avuto tra le mani gli originali minutamente vergati su fogli spesso leggeri bianchi e rosa e li ha descritti con la sua riconosciuta abilità di archivista e bibliotecario della Santa Casa di Loreto. Belle anche le pagine dedicate alla carriera musicale di Marianna Brighenti da PAOLA CIARLANTINI, recanatese che insegna al Conservatorio di Bari.

HO CHIESTO ALL’EDITORE ANDREA LIVI DI FERMO CON QUALI MEZZI HA POTUTO PORTARE A TERMINE LA STAMPA DI UN VOLUME COSI’ CORPOSO CON RIPRODUZIONI DEGLI AUTOGRAFI E LA SOLIDA IMPAGINATURA: una casa editrice a conduzione familiare, la disponibilità disinteressata degli autori e la prevendita con adeguata proposta alle biblioteche internazionali e agli istituti di italianistica all’estero. Spiace che in tutto questo lavoro non compaia il Centro nazionale di studi leopardiani che d’altra parte in un comunicato stampa mandato a tutti i soci dichiara la sua “limitata autonomia a causa dell’insufficienza di risorse finanziarie disponibili”. Ma dove è andato a finire il denaro ricavato dalla vendita dell’appartamento di Pisa lasciato in eredità da una nobile signora appassionata di Leopardi?

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ANCHE PADRE NICOLAS BOBADILLA E’ SEPOLTO A RECANATI. – D.Donati

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di Donatella Donati

Non è improbabile che papa Francesco un giorno o l’altro decida, come i suoi più recenti predecessori, di fare una visita a Loreto. Allora chi gli preparerà il percorso dovrà dirgli che nella vicina Recanati potrà visitare, oltre il sepolcro di Gregorio XII nella cattedrale di San Flaviano, anche quello, nella chiesa di San Vito, all’altro capo della città, di padre Nicolàs Bobadilla, fondatore con Ignazio de Loyola della compagnia di Gesù alla quale lui stesso appartiene. Come sia finito anche Bobadilla nella Marca d’Ancona, dopo l’incontro a Parigi con Ignazio e la promessa al papa di evangelizzare i popoli nuovi dell’America meridionale, ce lo dice il suo rifiuto di obbedienza ai principi sanciti dalla pace di Augusta che metteva nelle mani dei regnanti il potere di stabilire la religione del loro territorio ( cuius regio eius religio).

Padre Nicolàs Bobadilla

Costretto a rifugiarsi in Italia, scelse Recanati per la presenza di un piccolo gruppo di Gesuiti fatti venire dai Leopardi e sistemati nella chiesa di San Vito. Avevano subito aperto un collegio sempre più frequentato nel quale si applicava quel metodo di studio che è restato nei secoli il metodo per l’apprendimento del latino e della filosofia. Bobadilla era laureato in filosofia, come papa Francesco, essendo gli studi umanistici scientificamente organizzati la base della cultura gesuitica. La chiesa di San Vito con la sua facciata in cotto bicolore rifatta dopo un terremoto dal Vanvitelli, ha molti ricordi legati alla famiglia Leopardi. Monaldo e Adelaide Antici, ventidue e ventuno anni, si innamorarono lì dentro solo guardandosi durante una messa festiva e si sposarono poco dopo nonostante l’opposizione dei Leopardi che avevano un giustificato rancore contro gli Antici ai quali erano state assegnate in enfiteusi le terre confiscate ai gesuiti dopo la soppressione dell’ordine. Giacomo bambino nell’oratorio della chiesa compose le sue orazioni religiose, le uniche a quanto si sa, nonostante i gesuiti di Napoli ancora oggi siano convinti della sua conversione negli ultimi tempi della sua vita.

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GIUSEPPE DOSSETTI. Fernando Foschi

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CENTO ANNI FA NASCEVA GIUSEPPE DOSSETTI, UNA PERSONALITA’ DI GRANDE RILIEVO NELLA STORIA POLI- TICA, CULTURALE E SPIRITUALE DEL NOSTRO PAESE. HA AVUTO UN RUO- LO IMPORTANTE NELL’OPPOSIZIONE AL FASCISMO E NELLA RESISTENZA, NELL’ELABORAZIONE E NELLA SCRIT- TURA DELLA COSTITUZIONE, NELLA PARTECIPAZIONE ATTIVA AL CONCILIO VATICANO II, CUI E’SEGUITO IL SUO RITIRO NELLA VITA MONACALE.
SOLO SETTE ANNI DOSSETTI HA DEDI- CATO ATTIVAMENTE ALLA POLITICA, NEL PARTITO DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA. POI SI E’RITIRATO, PRO- PRIO NEL MOMENTO DI MAGGIORE SUCCESSO POLITICO PERSONALE, PER UNA SCELTA RELIGIOSA, MATURATA NEL TEMPO. E’TORNATO IN CAMPO NEL 1994 COSTITUENDO I COMITATI PER LA DIFESA DELLA COSTITUENTE PERCHE’ AVVERTIVA CHE SI STAVA AFFACCIANDO QUALCOSA DI CON- TRADDITORIO CON LA DEMOCRAZIA NATA E SVILUPPATASI NEL PAESE. E’ IMPORTANTE RICORDARLO E TORNARE A RIFLETTERE SUL SUO INSEGNAMEN- TO NON PER RIVOLGERE LO SGUARDO AL PASSATO, MA PROPRIO PER SAPER MEGLIO VALUTARE L’ATTUALE DIFFICI- LE FASE POLITICA. IN QUESTO TEMPO DI CRISI GRAVISSIMA, CHE PROPONE POVERTA’, ASSENZA DI LAVORO,EMAR- GINAZIONE E UMILIAZIONE DELLA PERSONA, CRISI CHE E’POLITICA E ANCHE ISTITUZIONALE, DOSSETTI CI AIUTA A RIFLETTERE SUL VALORE E IL RUOLO DEL PARLAMENTO, PRIMARIA ISTITUZIONE DEMOCRATICA. IL PARLA- MENTO DEL FUTURO NON PUO’ ESSE- RE QUELLO DELLE PIAZZE, DELLE URLA E DELLE PROMESSE SPETTACOLARI E DEMAGOGICHE, MA QUELLO CHE RICHIAMA COSTANTEMENTE AI PRIN- CIPI FONDANTI DELLA COSTITUZIONE, SULLA CUI BASE E’ NATA E SI E’ SVILUP- PATA LA NOSTRA DEMOCRAZIA REPUB BLICANA. SONO I PRINCIPI ISPIRATORI CONTENUTI NELLA PRIMA PARTE DEL- LA CARTA NATA DALLA LOTTA PER LA CONQUISTA DELLA LIBERTA’.

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Gregorio XII, ultimo Papa dimissionario. E’ sepolto a Recanati. di Donatella Donati

Nuremberg_Chronicles_f_235v_2_Gregorius_XII[1]Nel 1415 rinuciò alla carica. Ancora oggi la sua tomba è meta di fedeli e c’è chi giura di aver sentito odore di rose durante la riesumazione della salma negli anni sessanta.

E’STATO SEPOLTO A RECANATI IL PAPA SCISMATICO GREGORIO XII CHE FECE LA RINUNCIA DURANTE IL CONCILIO DI COSTANZA (1415 – 18).
Siamo in pieno scisma d’occidente quando uno sparuto numero di 15 cardinali si riunisce a Roma ed elegge papa Angelo Correr – veneziano, patriarca di Costantinopoli e governatore della Marca di Ancona – con il nome di Gregorio XII. Il nuovo papa si contrappone a Benedetto XII eletto dai cardinali francesi e residente ad Avignone. Ci districhiamo a fatica tra le contese, la legittimità e l’ambiguità delle decisioni prese, dei canoni rispettati e dei poteri contrapposti e ci limitiamo ai fatti. In un successivo concilio convocato a Pisa i cardinali presenti depongono i due papi giudicandoli eretici e facinorosi e ne eleggono un terzo,Alessandro V.
Ma è proprio Gregorio XII che rimette a posto le cose affidandosi a un principe Malatesta di Rimini il quale appoggia un gruppo di cardinali risoluti che convocano il concilio di Costanza. Nella giornata d’inizio il Malatesta dichiara a nome di Gregorio XII la volontà liberamente espressa di rinunciare alla carica di papa. Deposto contestualmente Benedetto XII, si procede all’elezione del nuovo capo della Chiesa.

RITORNATO AD ESSERE ANGELO CORRER E NOMINATO PONTEFICE EMERITO DI ROMA E PERCIO’ RICONOSCIUTO COME LEGITTIMO PAST-PAPA CONCLUDE LA SUA ESISTENZA NELLA MARCA DI ANCONA E MUORE A RECANATI. LA SUA SEPOLTURA E’ NELLA CATTEDRALE NELL’ANDITO DI ACCESSO ALLA SACRESTIA ACCANTO ALLE TOMBE DI ANGELO DA BEVAGNA E NICOLO’ DELLE ASTE. Mi ha detto Antonio Perticarini, direttore del Museo di Recanati, che la tomba di Gregorio XII è ancora meta di devozione da parte di visitatori provenienti da vari luoghi. C’E’ UN GRUPPO DI ROMA, MOLTO FEDELE, DI CUI FANNO PARTE ALCUNE PERSONE CHE HANNO ASSISTITO ALLA RIESUMAZIONE DELLA SALMA FATTA NEGLI ANNI SESSANTA DEL SECOLO SCORSO E CHE GIURANO CHE QUANDO LA TOMBA FU APERTA SI SENTI’ UN PROFUMO DI ROSE INCONFONDIBILE.

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Il pericolo di una demolizione della costituzione. Gerardo Bianco

Il pericolo di una demolizione della Costituzione di Gerardo Bianco

Scritto il 18 gennaio 2013 da Redazione

Comincia un semestre che si profila denso di eventi che saranno decisivi per uscire dalla grave crisi che attraversa l’Italia, ma che potranno anche, se non affrontati con vigile responsabilità, aggravarne la portata.

La precedente legislatura lascia una pesante e negativa eredità che sarà molto difficile da gestire.

La questione economico-finanziaria domina oggi il dibattito politico, ma è soprattutto l’indebolimento dello spirito pubblico e della fibra morale della nostra società a dover suscitare preoccupazione.

Il Presidente della Repubblica nel suo discorso al Quirinale alle autorità e nel messaggio di fine -anno agli italiani ha, con molta lucidità e severità, indicato i problemi aperti e le mancate soluzioni che rendono preoccupante la situazione sociale e politica dell’Italia.

Esiste, a mio parere, un vero e proprio rischio di continua alterazione del sistema istituzionale e di sotterranea demolizione della nostra Costituzione.

La insensata tesi sostenuta da alcuni, con protervia, di una cosiddetta “Costituzione materiale” che dovrebbe ormai sostituire quella “formale” dimostra la confusione culturale e politica in circolazione.

È questo un veleno sottile che rischia di trasformare la crisi politica in crisi democratica.

Con lo scioglimento delle Camere, senza la revisione della legge elettorale, ci si avvia verso una elezione del Parlamento con un sistema sul quale la Corte Costituzionale ha espresso seri dubbi di costituzionalità e la cui mancata revisione è stata duramente stigmatizzata dal Presidente Napolitano.

È inevitabile conseguenza che un Parlamento così eletto sia inficiato nella sua legittimazione.

Si aprirà, pertanto, all’indomani delle elezioni, un delicato problema istituzionale che le forze politiche, se vogliono ripristinare la piena legittimazione del Parlamento, non potranno eludere.

Occorrerà, infatti, porre mano subito ad una revisione decente della legge elettorale e quindi restituire “lo scettro” al popolo affinché non vi siano ombre sul massimo organo istituzionale della Repubblica quale è il Parlamento.

I passaggi sono complessi, ma non possono essere evitati se si vuole fare chiarezza e avviare una coinvolgente fase costituente, quanto mai necessaria, anche per salvaguardare i principi fondanti fissati nella prima parte della Carta Costituzionale.

Gerardo Bianco

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POLITICHE ABITATIVE INESISTENTI. Carlo Flamini

POLITICHE ABITATIVE INESISTENTI. FAMIGLIE SEMPRE PIU’ IN EMERGENZA. SITUAZIONE DRAMMATICA PER LE FASCE DEBOLI
I numeri della crisi (fonte ANCI):
- alloggi sfitti 800 mila
- case invendute 120 mila
- famiglie senza alloggio 650 mila
- sfratti per morosità 50 mila (media ultimo triennio)
Inoltre:
- graduatorie assegnazione alloggi E.R.P. 600 mila famiglie
- richieste di esecuzione all’Ufficiale giudiziario + 11,4 % (anno 2011)
- pignoramenti immobiliari + 18% (anno 2011)
- famiglie che non riescono a pagare la rata di mutuo 29,20 % (anno 2011)

Il sistema Italia, oggi, non è nella maniera più assoluta nelle condizioni di fronteggiare l’emergenza abitativa, le misure fiscali adottate sono destinate a peggiorare la situazione.
E’ una crisi che parte da lontano. Dagli anni ’90 sono stati quasi del tutto azzerati gli interventi di edilizia residenziale pubblica e i vari interventi legislativi che si sono succeduti nel tempo, sono stati spesso contraddittori, ispirati più alle necessità della contingenza temporale che ad una visione ampia e lungimirante.
I risultati di questo continuo e reiterato malgoverno si vedono attraverso il confronto dei dati europei con quelli italiani (fonte CNEL):
- la casa più le utenze assorbe, mediamente, il 25% delle spese totali delle famiglie europee;
- sempre in Europa, tale percentuale sale al 40 % per le famiglie a rischio povertà;
- in Italia la percentuale della spesa assorbita per la casa per le famiglie in affitto a basso reddito (14 mila euro netti) raggiunge l’astronomica percentuale che va dal 63% al 94% del reddito;
- alloggi sociali in affitto sul totale di quelli in affitto 68%-75% (Europa)
- alloggi sociali in affitto sul totale di quelli in affitto 23% (Italia)

L’affitto e i rischi di precarietà che ne derivano è connaturato alle condizioni sociali più deboli. Secondo il Censis a fronte di una media nazionale di famiglie in locazione del 21% , si sale al 35,4% per i monogenitori con figlio minore e al 72,8% per le famiglie immigrate. Anche il 15,6% degli anziani ultrasessantacinquenni che vivono da soli sono in affitto. Sempre più precaria e costosa è anche la condizione alloggiativa degli 800 mila studenti universitari, per i quali sono disponibili solo 46800 mila negli studentati pubblici.
Il governo Monti, alle prese con la contingente e pesante crisi economica, ha ignorato del tutto il problema, e questo è comprensibile, salvo qualche assurda proposta di alienazione del patrimonio edilizio pubblico avanzata da qualche Ministro. Lo stesso governo però ha ignorato ogni e qualsiasi progettualità di lungo termine e un programma di rilancio e di sviluppo del paese; e questo è sconcertate
A questo punto, l’unico auspicio per la ripartenza del sistema Italia è che i partiti che aspirano al governo del paese, predispongano programmi non più eludibili che prevedano:
- il rilancio del programma di edilizia residenziale pubblica, anche in un contesto di manovre finanziarie a saldo zero (ad esempio l’IVA ad aliquota zero sulle operazioni attinenti alla costruzione di alloggi sociali; lo sviluppo indotto compenserebbe ampiamente il calo del gettito temporaneo);
- istituzione del Ministero per le politiche abitative, ovvero attivazione di apposito Dipartimento nell’ambito del Ministero delle Infrastrutture;
- arresto dei previsti processi di dismissione del patrimonio pubblico abitativo.

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